ENNEBI: le origini da Alessandro Bettarini
All'inizio nel 2004, Luciano Nincheri ed io decidemmo di costituire il marchio Ennebi con l'intento di progettare e costruire strumenti da polso e da consolle per collezionisti e appassionati mediante l'utilizzo delle più sviluppate tecnologie, ma comunque mantenendo intatte la cura e l'unicità caratteristiche del prodotto artigianale e seguendo fedelmente la tradizione italiana nell'orologeria.
Questo impegno è la continuazione della tradizione tecnica e progettuale di un gruppo di persone che in passato costruirono strumenti per la Marina Italiana. Ho lavorato per anni nel settore ricerca e sviluppo di una compagnia fiorentina, oramai chiusa, ben nota ai collezionisti di orologi.Il mio socio, Luciano Nincheri, è un esperto nella progettazione di sistemi elettrici ed impianti come pure un profondo conoscitore delle produzioni nel settore delle alte tecnologie.
Vorrei parlare delle origini di Ennebi partendo da molto lontano.
Fig. 1: apparecchi acustici da guerra
Tra le altre cose, l'azienda di mio padre produceva dei coni giganti di alluminio che veniva utilizzati come speciali apparecchi acustici (vedere figura 1): essi veniva montati su dei carrelli e accostati alle orecchie di due persone solitamente non vedenti a causa delle loro maggiori capacità uditive. Secondo le aspettative dei tecnici, questi strumenti dovevano prontamente individuare la direzione e l'altezza degli aeroplani nemici e quindi fornire questi dati alla contra-aerea.
A quel tempo, l'azienda di mio padre era posizionata nel centro cittadino, vicino a Palazzo Pitti e Ponte Vecchio. Consisteva in alcune stanze al pianterreno di un palazzo vicino al corridoio vasariano.
Nel 1944 in Agosto, Firenze costituiva il fronte di battaglia tra le truppe anglo-americane che si scendevano da Nord e quelle tedesche e della repubblica di Salò che stavano indietreggiando. Molte battaglie sono state combattute in città, lungo le sue strade ed i tedeschi decisero di distruggere tutti i ponti cittadini in modo da rallentare le truppe alleate, tutti tranne Ponte Vecchio. Tuttavia, gli edifici vicini a quest'ultimo, su entrambe le rive del fiume Arno, furono distrutti per impedirne l'uso. L'officina di mio padre ovviamente venne distrutta insieme ad essi (vedere figura 2). Quindi, la nostra compagnia era in macerie. L'unica cosa che rimaneva da fare era quella di recuperare tutti i materiali buoni e le macchine ancora funzionanti e ricominciare da qualche altra parte in città, il prima possibile. La nuova sede fu posta nella periferia di Firenze, in un piccolo edificio a due piani.
Fig. 2: Distruzione dell'area intorno al Ponte Vecchio (il cerchio rosso indica la posizione dell'officina di mio padre)
Cominciai a lavorare nell'officina di mio padre intorno al 1965, a causa di una grave malattia che lo colpì. Nel 1970, costruii un tornio per tiratura in lastra a controllo numerico con l'assistenza di Luciano Nincheri per quanto riguarda la parte della dinamica dei fluidi. All'inizio del 1980 dopo che l'azienda di mio padre era stata per molti anni un fornitore esterno per le Officine Panerai, venni assunto da Panerai e ebbi come primo incarico l'attività sperimentale nelle commesse di ricerca portate avanti principalmente su richiesta della Marina Italiana. Dopo alcuni anni divenni il capo della sala disegno e progettazione meccanica delle Officine Panerai.
Grazie alla mia posizione, fui in grado di raccogliere informazioni sulle attività del passato e di venire a conoscenza della strumentazione e modelli di orologi fatti per rispondere alle esigenze operative delle divisioni militari italiane e straniere. L'azienda non produceva orologi da molto tempo.
Nel 1982, grazie alle mie insistenze mi fu concesso di contattare alcuni costruttori di orologi. Ricordo di aver mostrato il modello di orologio Panerai "Egiziano" al direttore commerciale della BINDA, una azienda di Milano, che era molto interessato e fece una proposta alla Panerai. Tuttavia, il nostro direttore non era interessato a mantenere una relazione commerciale alla pari, ma solo se in posizione egemone. Inoltre, in quel periodo le Officine Panerai avevano molti ordini da parte della Marina Italiana e quindi non si potevano permettere che i propri impiegati sprecassere energie in altre attvità. Continuai ad insistere fino a quando l'azienda non decise di progettare e costruire un nuovo orologio da proporre alla unità degli incursori della Marina Italiana. Lo scopo era quello di produrre uno strumento attuale dopo molti anni di inattività nel settore dell'orologeria.
Fu deciso di mantenera la chiusura a leva sulla corona di ricarica come testimonianza della tradizione dell'azienda e come affermazione di continuità di tale tradizione, sebbene non fosse necessario da un punto di vista tecnico. La cassa dell'orologio era fatta totalmente in titanio con un quadrante luminoso e un vetro in zaffiro sintetico. L'orologio aveva un movimento meccanico con carica automatica e una lancetta dei secondi visibile anche in operazione.
Dopo alcuni pre-prototipi in laboratorio l'orologio fu consegnato all'unità degli incursori della Marina per essere valutato.
Fig. 3: La rivista giapponese che parlò degli strumenti Panerai (io sono il primo a sinistra sulla seconda riga)
Ai risultati positivi dei test non seguì alcun ordine. Insieme ad altri importanti strumenti costruiti dalle Officine panerai, l'orologio fu portato alla mostra navale tenuta a Genova nel 1985, l'ultima organizzata in Italia. In quella occasione, non aperta al pubblico, nonostante l'ingente presenta di uomini della sicurezza e di carabinieri, l'orologio fu rubato dalla vetrina. Dopo un'approfondita ricerca il ladro fu denunciato, ma stranamente l'ultimo giorno della mostra l'orologio fu ritrovato sotto la sua vetrina. La produzione di orologi si fermò per alcuni anni; gli unici strumenti da polso prodotti furuno delle bussole e alcuni tipi di profondimetri molto apprezzati e richiesti dalle unità speciali dell'esercito italiano e di quelli stranieri.
Alla fine degli anni 80 la situazione cambiò. Un piccolo editore, Ermanno Arbetelli Editore, pubblicò un libro relativo all'equipaggiamento utilizzato dagli incursori durante la seconda guerra mondiale. In un capitolo del libro intitolato "I MEZZI D'ASSALTO DELLA Xa FLOTTIGLIA MAS" gli autori, Marco Spertini e Erminio Bagnasco, parlavano delle bussole, delle torce subacquee e degli orologi forniti dalle Officine Panerai. Una rivista giapponese di orologi e di argomento militare era in procinto di pubblicare il libro per il mercato giapponese e quindi inviò un giornalista a visitare quelle aziende che ancora lavoravano per fornire agli incursori gli strumenti di cui necessitavano. La visita del giornalista giapponese, insieme ad un suo collega francese, spinsero l'azienda a riflettere sulla possibilità di inziare a produrre di nuovo orologi per professionisti e appassionati. Il numero ridotto di ordini proveniente dall'esercito fece il resto.
Il primo set di orologi fu prodotto totalmente in Svizzera, sia per quanto riguarda la costruzione, l'assemblaggio e i test. I modelli di orologi furono essenzialmente due: il Luminor e il Mare Nostrum. Entrambi ricordavano i modelli del passato: il primo era un orologio pronto per la produzione, mentre l'altro era solo un prototipo. Tutte le versioni del Luminor furono molto apprezzate, mentre il Mare Nostrum non fu ben accolto.
Fu quindi deciso di produrre un secondo set di orologi Luminor, questa volta interamente in Italia. La maggior parte dei fornitori appartenevano all'area fiorentina. L'azienda aveva problemi economici e fu deciso di vendere il marchio degli orologi e tutta la sezione che se ne occupava, ma poichè la transazione ebbe luogo prima della produzione del secondo set di orologi, quest'ultimi furono inviati direttamente alla ditta acquirente. Offcine Panerai divenne così un marchio del gruppo VLG.
In seguito a questi avvenimenti, cominciai a collaborare con il nuovo gruppo e questa relazione fu diretta dall'azienda fiorentina che cambiò il proprio nome in Panerai Sistemi. Quesa collaborazione durò quattro anni. Nel frattempo, la Calzoni, un'azienda bolognese che lavorava nel settore militare, acquisì la Panerai Sistemi.
Alcuni mesi dopo interruppi la mia collaborazione e cominciai a discutere spesso con il mio amico Luciano Nincheri circa la possibilità di progettare e costruire strumenti da polso per la misura del tempo e per la navigazione. La nostra intenzione era di fondare un'azienda che continuasse la tradizione fiorentina perduta con la vendita del marchio Officine Panerai e trovare un modo appropriato per evidenziare questa continuità. Misi a conoscenza di questo progetto i miei ex colleghi, in quanto la loro collaborazione avrebbe dato maggiore risalto al nodo centrale della continuità con il passato. Dopo alcuni anni il mio progetto non era ancora partito, a causa di alcune incertezze.
Fig. 4: Camera bianca nell'officina dei F.lli Elmi
Nel Febbraio del 2004, la compagnia ENNEBI ebbe la propria sede nell'area fiorentina del Chianti. Il primo orologio che ENNEBI produsse dopo circa sei mesi fu uno strumento professionale che necessitò un lungo e accurato ciclo di lavorazione. Il suo nome è FONDALE e deriva dall'ambiente operativo in cui può funzionare grazie alle sue caratteristiche tecniche.
Nel Febbraio 2005, la sede legale fu spostata a Prato. Durante il 2005, raggiungemmo un accordo con i F.lli Elmi, proprietari di un piccolo gruppo industriale che produce meccaniche di alta tecnologia, dalla progettazione ingegneristica alla pubblicazione dei manuali tecnici. Gli strumenti ENNEBI sono montati nelle loro camere bianche. Questa collaborazione rinforzò la nostra capacità produttiva e di mantenere un'alta qualità dei nostri prodotti grazie alla loro maggiore disponibilità di strumentazioni e personale qualificato.
Successivamente, altri strumenti cominciarono ad essere prodotti:
- MICTOFO, orologio progettato secondo le specifiche tecniche delle unità speciali della Marina Italiana;
- FIR and VI NATIONS, orologi fatti per rispondere alle richieste della Federazione Italiana Rugby;
- CALAMO, penna d'oro e d'argento, una opera d'arte di alto livello per i collezionisti più esigenti;
- BUFO, orologio da donna con design particolare e movimento elettronico;
- SALMO, bussola subacquea magnetica da polso;
- NAUCRATES PRO, strumento da polso per la navigazione subacquea individuale;
- IX REGGIMENTO, orologio progettato secondo i suggerimenti e le specifiche tecniche richieste dal XI Reggimento "Col Moschin".
- Vai alla nostra galleria degli orologi o strumenti per guardare i diversi prodotti Ennebi.
Gli strumenti Ennebi sono distribuiti in tutto il mondo direttamente dalla casa madre o mediante i nostri distributori (visita la sezione dedicata ai nostri partner per ulteriori informazioni e dettagli)
Tutti gli strumenti sono prodotti in piccoli lotti e vengono seguiti passo passo, individualmente, durante il processo di costruzione. Tutti i nostri prodotti sono dotati di un certificato di origine dei materiali e dei componenti, documenti di controllo della produzione ed un certificato di verifica finale. Tutta questa documentazione viene fornita al cliente su richiesta. Su ciascuno strumento è inciso il numero identificativo, un numero di registrazione e un codice di sicurezza anti-falsificazione. La documentazione di accompagnamento presenta gli stessi numeri.